Il 2 luglio 2019 è entrata in vigore la Direttiva sulle materie plastiche monouso della Commissione Europea (di seguito “SUPD”) sulla riduzione dell'impatto di alcuni prodotti di plastica sull'ambiente. Il SUPD affronta i 10 articoli in plastica monouso e gli attrezzi da pesca più comunemente trovati, che insieme rappresentano circa il 70% di tutti i rifiuti marini trovati sulle spiagge europee (per numero).

L'adozione della SUPD rappresenta un importante passo avanti nella riduzione della plastica monouso e nella transizione verso un'economia circolare, tra cui reuse sistemi e materiali riutilizzabili. Tuttavia, per superare la crisi della plastica e raggiungere gli obiettivi di economia circolare dell'UE, è fondamentale un'attuazione adeguata e ambiziosa della SUPD. Ciò inizia con l'ottenere il diritto al campo di applicazione della direttiva di evitare qualsiasi scappatoia.

Al fine di determinare il campo di applicazione dei materiali coperti dalla direttiva, è stata compilata una definizione di plastica, che attualmente esenta i "polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente". Questo rapporto, scritto da Eunomia Research & Consulting e pubblicato da Reloop, esamina la possibilità di includere due di questi polimeri, il lyocell e la viscosa, nella direttiva, esaminandone sia la composizione chimica che il loro impatto sull'ambiente naturale. I risultati dello studio ci dicono che ci sono gravi lacune nella definizione di "plastica" che richiedono attenzione negli atti e nelle linee guida di attuazione. In particolare, i risultati mostrano che esiste un rischio reale, attualmente sfruttato da alcuni attori del mercato della salviettina umidificata, che la direttiva venga seriamente compromessa a meno che gli orientamenti della Commissione non forniscano agli Stati membri una guida inequivocabile su questo tema

La relazione formula anche una serie di raccomandazioni da prendere in considerazione prima dell'attuazione della direttiva SUP da parte degli Stati membri per colmare le lacune individuate. Queste raccomandazioni, se attuate, contribuirebbero a garantire che i prodotti immessi sul mercato debbano dimostrare un impatto ambientale significativamente inferiore rispetto alle plastiche convenzionali o altrimenti essere coperti dai requisiti della direttiva (compresi i divieti di prodotto e gli obblighi EPR).

Comunicato stampa

Puoi leggere il rapporto di sintesi qui.

È inoltre possibile leggere Reloope il briefing politico sulla questione di Zero Waste Europe qui.